Hai collaborato alla nuova edizione di Comics&Science. Com’è nata questa collaborazione e come si è sviluppato il lavoro?
La collaborazione è nata nell’ambito del progetto I-PHOQS. Il gruppo di ricerca che si occupava della comunicazione scientifica stava cercando persone che potessero contribuire alla realizzazione di un fumetto capace di raccontare le diverse aree della fisica coinvolte nel progetto. Appena ho saputo dell’iniziativa, mi ci sono lanciata a capofitto!
Ognuno di noi ha portato un pezzo del proprio ambito di ricerca, cercando insieme un modo per trasformarlo in una storia accessibile e coinvolgente. È stato anche un bellissimo esercizio di collaborazione: una sorta di teambuilding, ma con fotoni, idee e fumetti.
Era la tua prima esperienza nella scrittura di un fumetto? Com’è stato confrontarsi con un linguaggio così diverso da quello della ricerca scientifica?
Sì, era la prima volta che mi cimentavo nella scrittura di un fumetto. Avevo già avuto esperienze di divulgazione, per esempio con laboratori nelle scuole e attività rivolte a bambini e ragazzi sotto i tredici anni, durante iniziative come il Festival dell’Ingegneria o la Giornata Internazionale della Luce.
Scrivere una storia, però, è qualcosa di molto diverso.
Bisogna semplificare il linguaggio senza banalizzare, lasciare spazio alla fantasia senza permetterle di prendere il sopravvento e, soprattutto, evitare imprecisioni scientifiche. È stato impegnativo, ma anche molto divertente: ti costringe a guardare ciò che studi ogni giorno da una prospettiva completamente nuova.
Conoscevi già il progetto Comics&Science? Cosa ti ha colpito di questo modo di raccontare la scienza?
Conoscevo qualche edizione (come quella scritta da Zerocalcare). Come dicevo anche prima, trovo che questo modo di raccontare ciò che facciamo nei laboratori sia molto complesso, ma al tempo stesso rende ancora più magico quello che avviene all’interno dei laboratori. Trasforma la scienza in avventura, e rende le sfide quotidiane qualcosa di quasi poetico.


